All posts by Letizia Sechi

07 Feb

Cosa si dice di IfBookThen 2012

Alla chiusura dei lavori di IfBookThen 2012 non potremmo essere più soddisfatti della discussione che ci avete aiutato ad alimentare, in sala e in rete. Ricapitoliamo qui quanto si è detto, e cerchiamo di mettere a vostra disposizione il numero più ampio possibile di risorse sulla conferenza.

Se abbiamo dimenticato di inserire un articolo o un commento segnalatecelo. Questo post si aggiornerà man mano che avremo nuovi contenuti: seguiteci qui e su Twitter se vi interessa conoscere le novità.

IN SINTESI

Su Storify il racconto della conferenza e del Workshop. Tutte le slide, oltre che sui profili degli speaker qui sul nostro sito, anche su Slideshare. Nei prossimi giorni saranno disponibili anche i video degli interventi e le foto ufficiali.

SUL WEB

I commenti (in italiano)

  • Cari editori, ultima chiamata “Ebook non sono minaccia” » Repubblica.it
  • Il futuro dei libri, ora » LASTAMPA.it
  • Editoria digitale: 5 startup di frontiera » Wired.it
  • Ma l’e-book ha già fatto boom » L’Espresso
  • L’invasione degli eBook » GQ
  • Self publishing, venti titoli tra i 100 bestseller di Amazon » Corriere.it
  • «Leggere? Un’esperienza più intima del sesso». Il convegno «If book then» a Milano » EHI BOOK! – Corriere della Sera Blog
  • Hai un romanzo nel cassetto? Pubblicalo da te » Vanity Fair
  • L’editoria tra complessità e oscurità » Apogeonline.com
  • If Book Then, il futuro dell’editoria digitale: a proposito di ebook, self publishing, social reading » Wuz.it
  • If Book Then. Nove keywords per spiegare il futuro dell’editoria » 24letture
  • Milano, a lezione dagli editori (nativi) digitali » Storia Continua
  • IfBookThen 2012 » Bibliotecari non bibliofili!
  • L’Elefante e l’Editoria: le 7 lezioni di If Book Then » Youcanprint
  • Noi non abbiamo la sfera di cristallo » Selfpublishing Lab
  • If Book Then 2012, ovvero cosa può imparare l’editoria da un decennio di musica digitale » Mondidigitali
  • The New Relationship Author-Publisher-Reader » Storify curato da Storia Continua
  • 7 Lessons Learned by a Native Digital Publisher » Storify curato da Storia Continua
  • Ipse dixit… sentito a If Book Then » Pianeta Ebook

I commenti (in inglese)

  • Another lesson from the digital trail: the Italians are shy about speaking in public » Idea Logical Company
  • An e-book in Italy » FutureBook
  • International print sales retreat—but US e-books ‘slowing’ » The Bookseller
  • Spanish firm mulls European book consortium » DW

Le aspettative

  • Il libro perfetto per il lettore perfetto » La Lettura
  • Ebook, fenomeno in espansione a Milano una conferenza internazionale » Repubblica.it
  • Tablet e Kindle a quota 900mila e arriva l’ebook in prestito » Repubblica.it
  • IfBookThen alle porte. Ferrario: è il momento di fare networking » 01net
  • If Book Then porta in Italia il dibattito sugli eBook » Pianetaebook
  • IfBookThen, la seconda edizione dell’evento internazionale dedicato al futuro dell’editoria » Pubblicità Italia
  • Libri a costo zero Il futuro negli ebook » La Provincia di Como

Un ringraziamento speciale a chi su Twitter ci ha aiutato a parlare della conferenza: @apogeonline, @edizpiemme@nascpublish, @futurodeilibri, @ciaosonoferlo, @trustinart, @lukealb, @appuntidicarta, @Ledizioni, @aut_aut, @corsiminimumfax, @pubzine, @mgiacomello, (in italiano), @philipdsjones, @Porter_Anderson, @DonLinn, (in inglese), @sposth (in tedesco), @boezeman (in olandese), @javiercelaya, @SPalazzi, @aormaechea@IPEditorial @JulietaLionetti, (in spagnolo) e a tutti quelli che senz’altro abbiamo dimenticato.

27 Jan

#ibt12 HotTopic: Pirateria. Un’intervista con Timo Boezeman

“Nessuno, però, conosce con esattezza l’impatto reale della pirateria” confessa Timo Boezeman, digital publisher dell’olandese A. W. Bruna Uitgevers B. V., che sul tema parlerà in occasione della conferenza internazionale IfBookThen 3, prevista per il 2 e 3 febbraio a Milano e promossa da Bookrepublic. “E le ragioni sono semplici – continua Boezeman – innanzitutto non è vero che un download illegale di un libro elettronico equivale automaticamente a una vendita mancata. In secondo luogo non è quantificabile il numero di scaricamenti effettuati di un titolo specifico e quindi non è possibile compararlo con quello delle vendite dello stesso titolo”.

Timo Boezeman fa un punto sulla pirateria in un’intervista su Repubblica.it. Il 2 Febbraio analizzeremo il fenomeno tra i temi caldi dell’editoria digitale, a IfBookThen.

15 Jan

Il prezzo (giusto) degli ebook

Giuseppe Granieri, Direttore Editoriale di 40k, racconta il suo intervento a IfBookThen 2012. Crosspost da 40k.it

Per la prossima edizione di IfBookThen abbiamo preso una decisione che ci è costata un po’, poiché avevamo la tradizione di non parlare di noi (e in effetti non lo faremo in modo diretto). Però c’è una prospettiva in cui l’esperienza di 40k è di interesse generale e abbiamo forse qualcosa da condividere.

In un futuro prossimo (o relativamente prossimo), quando i numeri di vendita della carta non giustificheranno più l’investimento degli editori, il solo-digitale diventerà lo standard e porrà una serie di problemi operativi che sono in parte molto diversi da quelli che si affrontano facendo edizioni miste carta-digitale.
E in questo anno e mezzo, noi -lavorando solo sul digitale- abbiamo testato sul campo alcuni di questi problemi (che vanno dalla comunicazione dei libri alla strategia dei prezzi). Cercheremo di mettere in ordine le idee per renderle uno spunto utile.

Sui prezzi, in particolare, c’è ancora molto da scoprire. Ed è un problema sensibile perché non riguarda solo la soddisfazione del lettore, ma anche la sopravvivenza dell’autore (che deve essere remunerato) e il mantenimento della struttura operativa che porta testi di qualità al pubblico (editing, proofreading, confezionamento, eccetera). Ma soprattutto deve poter garantire la sostenibilità di investimenti dell’editore che sono strategici per il lettore. Un esempio su tutti: le traduzioni.

Il nostro approccio da un lato è particolare (lavoriamo su testi brevi) dall’altro è molto aperto. Non usiamo DRM e cerchiamo di mantenere un prezzo coerente. Ma qui inizia il difficile: trovare il prezzo che accontenti tutti -facendo a meno dei ricavi della carta- non è un’operazione semplicissima. L’editore del futuro deve salvaguardare gli interessi dei lettori, ma anche quelli di chi lavora per portare il libro al pubblico (staff editoriale, autore, traduttore).

Il prezzo secondo i lettori. Alcuni nostri esperimenti dimostrano che la catena del valore del libro si sta contraendo. Promozioni come questa (che finisce oggi) raccontano con i numeri che 99 centesimi sono un prezzo attraente per il lettore (in 4 giorni avete fatto diverse centinaia di download). E a guardare il mercato -e gli standard che sta trovando- un romanzo dovrebbe uscire con un prezzo tra 6.99 e 9.99.

Il prezzo che salvaguarda l’autore e l’editore. Prezzi così bassi -considerando l’anomalia europea dell’IVA sugli ebook, al 21% in Italia- sono sostenibili se una parte dei ricavi deriva anche dalle vendite su carta. Se pubblichi solo in digitale il margine per gli autori e per mantenere l’organizzazione degli editori diventa sostenibile solo postulando un numero molto maggiore di copie vendute. E il mercato non è destinato a crescere in proporzioni tali da giustificare l’ipotesi secondo cui tutti i titoli venderanno il doppio o il triplo delle copie.

Sarà un mercato sempre più competitivo, con prezzi sempre più aggressivi e affollato -presto anche in Italia- dai self-publisher. Il rischio di questi prezzi (per i lettori) è che ad esempio si riducano drasticamente gli investimenti nelle traduzioni. Tradurre un romanzo costa anche migliaia di euro e il numero di copie da vendere per giustificare l’investimento -a questi prezzi- diventa spesso un argomento su cui ragionare a fondo e con prudenza. Il primo rischio è che molta letteratura non mainstream perda uno sbocco sui mercati diversi da quello della lingua originale.

Stesso ragionamento per i nuovi titoli: pagare gli anticipi agli autori sarà sempre più complicato se i ricavi complessivi non avranno più il beneficio dei prezzi della carta.

Se ci pensiamo bene, non è una cosa nuova. Lo abbiamo visto accadere con il giornalismo: i ricavi dell’online (che dipendono solo dalla pubblicità e non più da abbonamenti e acquisto copie) hanno portato effetti durissimi sulla remunerazione dei giornalisti. Che spesso sono pagati 5 euro ad articolo o meno (o niente). Il rischio per l’editoria è che il valore del lavoro che c’è dietro risenta della pressione verso il basso sui prezzi.

Stesso discorso per gli autori. Noi, non è un segreto, paghiamo royalty da standard digitali (25%), ma anche qui c’è da considerare che i prezzi ridotti riducono il ricavo dell’autore. Certo, gli autori potranno scegliere il self-publishing e prendere il 70% dalle vendite dirette. Ma può reggersi un sistema basato solo sul self-publishing?
Secondo me abbiamo ancora bisogno degli editori (per dirne una: i self-publisher non si traducono da soli)

La trappola dei prezzi minori di 2.99. Al momento, per lo stato del mercato, noi rilasceremmo volentieri alcuni dei nostri titoli con un prezzo inferiore a 2.99, cercando il prezzo naturale dei 40k classic -che potrebbe essere 1.99 o 1.49. Ma per far trovare i nostri libri su tutte le piattaforme, dobbiamo fare lo stesso prezzo dappertutto. E questo significherebbe ridurre le royalty prese da Amazon del 50%, poiché in quella fascia di prezzo viene pagato all’editore il 35% e non il 70%.
E, ancora una volta, dobbiamo pensare al guadagno dell’autore, ai costi delle traduzioni e alla sostenibilità del sistema.

Lo scenario generale. In un modello del genere, solo digitale e con queste pressioni sui prezzi, gli editori per rimanere competitivi saranno portati a contrarre sensibilmente i costi. Già storicamente l’editoria è uno dei business più strani al mondo (un settore in cui con due titoli su dieci -se va bene- paghi gli altri otto in perdita). E questo potrebbe significare anche un rischio per i lettori: libri meno curati, traduzioni sottopagate, eccetera eccetera.

La percezione del valore. Questa, lo ammetto, è una mia fissa. Però, osservando anche quanto accade negli Stati Uniti (stare su quel mercato per noi è una palestra insostituibile) c’è una relazione diretta tra prezzo e percezione del valore. E questa è un’altra cosa di cui cerchiamo di tenere conto. Se paghi un libro meno di un cappuccino come percepisci i mesi di lavoro dell’autore?

Ritornando al lettore. Io non credo che in futuro vedremo un’inversione di tendenza. I prezzi scenderanno e le strategie saranno sempre più aggressive. Questo può non essere necessariamente un bene per il lettore, lo dicevamo prima. Sarà una situazione con lati positivi e qualche rischio di effetti negativi. Gli editori, per garantire quello che oggi abbiamo, una volta archiviati i ricavi della carta, dovranno inventarsi nuovi modi per far quadrare il cerchio.
Richard Nash tempo fa diceva che non si riesce più a far ricavi vendendo solo contenuti. Bisognerà innovare, studiare approcci differenti, guardare avanti. Una bella sfida, che va combattuta salvaguardando gli interessi di tutti: da chi lavora e deve essere pagato il giusto a chi deve poter trovare il libro che ama ad un prezzo congruo e confezionato con la giusta qualità.

Non sarà facile venirne a capo, ma se amiamo la lettura bisogna provarci tutti insieme.

04 Jan

Hot Topics: Pirateria

L’editoria discute di pirateria: il digitale assume sempre maggiore importanza e gli editori devono affrontare problemi che altre industrie conoscono più che bene, e da anni. Ma la pirateria è un problema o può essere considerata una possibilità?

Non è di certo un’idea dell’ultima ora. E-book piracy may have unexpected benefits for publishers, dice Dan Misener nell’aprile 2011. In un interessante dialogo con Brian O’Leary, consulente editoriale, Misener conclude: «Se gli editori volessero evitare alcuni dei problemi che la pirateria ha portato all’industria musicale, cinematografica e televisiva, cosa dovrebbero fare? Mi sembra che abbiano bisogno di capire meglio l’impatto della pirateria e le motivazioni che vi si nascondono. Devono cogliere meglio gli appetiti insoddisfatti dei loro clienti.» C’è anche un’importante distinzione da fare, dice O’Leary: quella tra «casi di pirateria (il numero di ebook pirata disponibili per il download) e l’impatto della pirateria (il reale effetto sull’industria editoriale).» I due aspetti sono collegati ma differenti.

Era giugno quando su The Next Web si chiedevano: Does e-book piracy really matter? Partendo dalle applicazioni più vendute e arrivando ai best seller tra i libri osservavano: «Gli ebook non sono certamente nuovi, e la nostra convinzione è che se avesse dovuto verificarsi un aumento esplosivo nel numero di best-seller piratati sarebbe già successo, a quest’ora.» Fanno poi – anche loro – una distinzione: «Gli ebook pirata probabilmente continueranno a circolare in due modi. Saranno libri legati ai blockbuster, come Twilight, oppure saranno i cosiddetti “spam books”, fatti di contenuti gratuiti, come articoli su Wikipedia, e riutilizzati a piacere. La consapevolezza dei consumatori è lo strumento più importante che si può usare nella lotta contro gli “spam books”. Una semplice ricerca su Google può portare i lettori, spesso, allo stesso contenuto, gratis.»

Vediamo cosa succede oggi.

Harry Friedman, sull’Huffington Post, ci racconta perché non è preoccupato dalla pirateria. Anche se «è difficile riuscire a vivere da autore indipendente anche senza qualche moderno Capitan Uncino armato di teschio e ossa in croce pronto a rubare il tuo lavoro», non si preoccupa per gli autori digitali, per due motivi: crede che i lettori ricompensino volentieri il buon lavoro di un autore, se lo reputano tale, e, dall’altro lato, che la pirateria sia un’opportunità di visibilità. L’oscurità è un problema decisamente maggiore rispetto alla pirateria, pare.

Esistono anche casi come quello riportato da Mercy Pilkingyon, in cui la pirateria spinge un autore a non pubblicare più: «L’autrice spagnola Lucía Etxebarria, le cui opere hanno vinto il prestigioso Planeta and Primavera, ha dichiarato di aver chiuso con l’editoria, almeno per ora. Accusa la pirateria, in maniera aperta.» Ma altri autori la vedono diversamente: «”Penso che se le persone leggono una versione gratuita di uno dei miei libri e gli piace, forse posso incoraggiarli a comprarne una copia fisica, o scoprire altri miei titoli che non sono disponibili gratuitamente,” dice Storm Constantine, autore di fantascienza. E ci sono anche editori che la pensano diversamente.

È difficile tracciare numeri precisi per il fenomeno della pirateria. «Se è semplice individuare i casi di pirateria per un dato editore o per una serie di titoli, ottenere numeri accurati per l’intera industria è molto più complesso», ricorda O’Leary, che ha condotto ricerche simili per O’Reilly Media.

IFBOOKTHEN HOT TOPICS: PIRATERIA

A IfBookThen parleremo di pirateria con Timo Boezeman, editore digitale ed editor per la non-fiction di A.W. Bruna Publishers. In una serie di articoli per FutureBook, Boezeman prende posizione senza equivoci, a partire dai titoli. Fighting piracy is the dumbest thing you can do, ricordava agli editori lo scorso aprile: vi costerà non solo tempo e denaro, ma anche l’immagine. Secondo Boezeman esistono fondamentalmente tre ragioni per piratare un ebook, non per forza connesse con l’idea di ottenere qualcosa gratis: convenienza, velocità e disponibilità.

Ancora: «Un’altra idea sbagliata è che ogni download sia una vendita mancata. La maggior parte delle persone che scaricano un ebook pirata non avrebbe mai e poi mai comprato il vostro libro. Quindi dimenticateli, non spendeteci nemmeno un secondo di attenzione, ma concentratevi al 100% sui (potenziali) lettori che vogliono acquistare il vostro prodotto. Questa è l’unica buona strategia.»

In ottobre individua tre condizioni che possono spingere le persone a piratare un ebook o ad acquistarne uno. «Selezione dei titoli (la più completa possibile), prezzo (un buon prezzo, relativamente alle altre edizioni in cui è disponibile il libro) e convenienza (non tiranneggiate il consumatore e rendete l’acquisto il più semplice possibile). Se soddisfate queste tre condizioni l’alternativa legale dell’acquisto funzionerà. Altrimenti, o se lo farete solo in parte, avrete a mala pena qualche possibilità.» L’articolo completo è Piracy and the three preconditions.

SU TIMO BOEZEMAN

IfBookThen: profilo
@boezeman su Twitter
O’Reilly Radar » L’intervista di Jenn Webb: Mindset over matter
FutureBook » Articoli di Timo Boezeman

IN BREVE

ReadWriteWeb » Survey Finds E-Book Piracy Occurs Among a Surprising Demographic (May 2011)
I risultati del Digital Entertainment Survey: una donna su otto (età media 35 anni) in possesso di un ereader ammette di aver scaricato almeno una versione illegale di un ebook.

Teleread » Is Amazon worried about ebook piracy? (October 2011)
«Se Tobold desidera trovare persone preoccupate riguardo alla pirateria, probabilmente dovrebbe parlare con gli editori. Storicamente sono stati loro a spingere per DRM più forti, più protezioni, e un unico formato di vendita.»

40k » The 99-Cent Debate (December 2011)
«Mi preoccupa il fatto che ci muoviamo nel controllo del prezzo per i motivi sbagliati. L’industria musicale l’ha fatto combattendo Napster e resistendo ad iTunes, e ha perso la battaglia. Se fossimo più ragionevoli nello stabilire il prezzo giusto, non dettato dall’avidità, ma giusto, saremmo in grado di affrontare meglio la maratona.»

Wired.co.uk » Laurence Kaye vs Laurence Kaye: the pirate and the lawyer in conversation (January 2012)
Olivia Solon pone al leader di the Pirate Party e a un avvocato specializzato sul digitale e la proprietà intellettuale una serie di domande riguardo copyright, politiche di governo, strumenti e modelli di business per editori digitali.

03 Jan

Hot Topic: Reading Experience

Peter Meyers, autore e creatore di libri digitali, sarà a IfBookThen per parlare di come la tecnologia possa essere impiegata per creare un’esperienza di lettura confortevole, e di come i nuovi strumenti che abbiamo a disposizione possano influenzare la creatività. Potete scoprire di più sulle sue ricerche leggendo l’anteprima del suo prossimo libro, Breaking the Page (in inglese).

Ho studiato centinaia esperimenti editoriali recenti, confrontandoli con quello che ho imparato in oltre vent’anni di carriera come autore, editor ed editore. Il mio obiettivo è quello di tracciare delle linee guida e dei punti chiave, di delineare dei modelli che possano fare da esempio. Voglio aiutare gli autori a capire come utilizzare al meglio lo spazio digitale per le loro idee, e come farlo in modo che la lettura sia una bella esperienza per i lettori. Dal momento che i libri-applicazione si moltiplicano e che EPUB3 sta emergendo come una valida alternativa, mi è sembrato il momento giusto per osservare le differenze tra quanto possiamo fare e quanto invece dovremmo fare nel panorama dei libri digitali. Questo è il mio obiettivo in “Breacking the Page”.

FOCUS

Quando uno schermo non è abbastanza
Usare più di uno schermo è una possibilità per la lettura in digitale? «In che modo storie e presentazioni cambiano quando usiamo più di uno schermo?»

» Leggi

Cosa potremmo fare con touchscreen davvero grandi
In che modo la nostra creatività può cambiare con uno spazio creativo di grandi dimensioni?

» Leggi

Links a parte
Troppi link nel testo sono una distrazione che rende complesso concentrarsi sul testo principale? Che alternative abbiamo per gestirli?

» Leggi

SU PETER MEYERS

IfBookThen: leggi il profilo
A New Kind Of Book
@petermeyers su Twitter
O’Reilly Radar

Video

The Infinite Canvas – Books in Browsers 2011
Joe Wikert’s Interview – Books in Browsers 2011
Mac Slocum’s Interview – TOC 2012

15 Nov

IBT12: Early Bird e iscrizioni

Sono aperte le iscrizioni per IfBookThen 2012: fino al 15 gennaio potete approfittare dell’Early Bird per la conferenza, il Workshop o entrambi gli eventi.

Iscrizione a IfBookThen + Workshop: € 300 + IVA (€ 363), risparmiate € 242.50
Iscrizione a IfBookThen: € 210 + IVA (€ 254.10), risparmiate € 169.40
Iscrizione al Workshop: € 110 + IVA (€ 133.10), risparmiate € 48.50

Vi aspettiamo!

28 Oct

Bestiario del libro che evolve

Dall’originale A Bestiary of the Evolving Book, di Joseph Esposito su The Scholarly Kitchen.

Al giorno d’oggi ci piace pensare ai libri come qualcosa di distinto dai loro contenitori, nonostante la loro forma specifica sia data dal fatto di essere costruiti (letteralmente) all’interno di un piccolo blocco di carta stampata. Così il testo dell’ultimo libro di Jonathan Franzen o le Confessioni di Sant’Agostino possono essere trasferite dalle edizioni di Macmillan o Penguin o Oxford e riversati in nuovi contenitori: iPad, Android, l’ultima versione di Kindle. È come se il testo fosse puro spirito e il libro fisico le sue spoglie mortali. Mettendo da parte il libro fisico, liberiamo il testo, che può così determinare la propria forma e il proprio significato. Che capolavoro è il libro, come è simile a Dio nell’intendimento!

Questo non è esatto. Nonostante ci sia di più in un libro rispetto al mero contenitore (è più importante il contesto, come ha osservato Brian O’Leary nella sua eccellente analisi), la creazione di un testo è  un dialogo tra le idee e le parole dell’autore e i limiti imposti dal suo contenitore. Alcune idee sono ottime per i libri, alcune per i giornali, altre per le riviste, altre per le performance teatrali: ci siamo concentrati talmente tanto a fare ipotesi sui contenitori che abbiamo dato per scontato le idee. Non c’è da meravigliarsi, quindi, se il compito di creare una nuova forma di pubblicazione adatta a un dispositivo mobile o a un ereader dedicato può sembrare scoraggiante. Quali sono le regole? O, parafrasando Robert Frost, come possiamo giocare a tennis senza la rete?

Le “regole” sono ciò che riconosciamo come “affordance”, le caratteristiche funzionali  che una determinata forma rende possibili. (Usare il termine “affordance” contravviene alla mia regola personale di non scrivere mai una parola che non riesco a pronunciare.) Così, i film di Hollywood si prestano all’essere visti su schermi giganteschi e ora anche in 3D; i film indipendenti a basso budget si vedono bene anche nel piccolo schermo di un televisore, per gentile concessione di Netflix. (Per un’ulteriore analisi del medium di carta stesso, vedete “The Myth of the Paperless Office” di Sellen e Harper.) Pensate alla vostra esperienza. Vorreste stipare il vostro gruppo rock, amplificatori e tutto, nel vostro dormitorio? O preferireste una spaziosa sala da concerto o uno stadio? Se i giorni in cui suonavate la chitarra sono ormai lontani, immaginate la sfida di inserire tutte le informazioni associate al genoma umano in un Mac. Il problema di mettere i libri fuori dai loro contenitori è che i libri sono i loro contenitori. Passare da un contenitore all’altro può essere scomodo; provate a leggere un PDF di un articolo accademico su un iPhone o pensate agli adattamenti dei vostri romanzi preferiti sul grande schermo. Povera, povera Jane Eyre.

Oggi, con l’enorme crescita degli ebook, dovremmo pensare all’affordance dei vari contenitori. Ho detto “cominciare” perché le categorie che sto per elencare sono certamente incomplete, e si potrebbe ben argomentare che alcune di queste dovrebbero essere fuse assieme.

Il libro istituzionale. Comincio da qui, nonostante il libro istituzionale fosse con noi anche prima dell’esplosione degli ebook con Kindle. Si tratta di un facsimile (o giù di lì) di un libro stampato. Di solito è un PDF e lo si visualizza su dispositivo Read More

28 Oct

Ripensare la casa editrice

Traduzione dall’originale

Rethinking the Publishing Company

di Kassia Krozser, Booksquare, 14 Settembre 2010

Traduzione di Letizia Sechi.

Sono convinta che noi tutti abbiamo un’idea chiara di come appaiano gli editori oggi. La gerarchia e le posizioni sono diventate comode, prefissate. Una specie di confortevole pigiama di flanella. Questo non significa che non cambi mai niente; voglio dire, chi indossa lo stesso pigiama per sempre? E, se parlaste con le persone del mondo dell’editoria, verreste a sapere che quei comodi pigiami sono consumati in alcuni punti, hanno qualche buco, ma nonostante questo sono troppo familiari per essere messi da parte.

Ora l’analogia viene meno, soprattutto perché nonostante io sia sicuramente capace di parlare di pigiami con grande autorità, dovrei parlare piuttosto di nuove professioni e nuove competenze per le case editrici del 21esimo secolo (e oltre!). È un mix di temi di cui ho discusso altre volte (così come altri), cose su cui ho rimuginato e cose su cui sto ancora ragionando.

Nota: ci sono già editori là fuori che stanno mettendo in pratica nuove cose, assumendo nuove risorse e ripensando il proprio mestiere. Li adoro. Li adoro. Li adoro.

Seconda nota: queste non sono posizioni di una singola persona. Sono competenze. Sono intessute nel lavoro stesso.

Sviluppo del progetto

Non c’è niente da fare, il cambiamento più coinvolgente interesserà le redazioni. Saranno loro a continuare ad acquisire, sviluppare, redazionare e portare al successo progetti grandiosi. Non ci sono dubbi su questo. Non pensate di salvarvi così facilmente dagli incontri per l’acquisizione dei diritti.

Comunque, anche gli editor dovranno cambiare il modo in cui pensano ai – e non c’è altra parola per dirlo – progetti. Ci saranno libri a forma di libro. Ci saranno stravaganze multimediali. La tipologia di progetto influirà sul prodotto finale. Proprio come gli autori e gli agenti stanno cominciando ad allargare la propria prospettiva per i lavori che stanno vendendo, allo stesso modo, e sempre di più, questo accadrà per gli editor. Si tratta di testo, di una community web, di un’applicazione, di un’esperienza interattiva, viva? O una combinazione di più elementi tra questi?

La differenza chiave tra un libro enhanced/transmediale/mettete-qui-la-vostra-parola-alla-moda e un libro con giusto un pizzico di marketing in più è il modo in cui vengono approcciati sin dal primo giorno all’interno della casa editrice. Gli elementi aggiuntivi devono essere pianificati e logici. Questo richiede una precisa visione già in fase di strutturazione del contenuto. L’editor del futuro considererà cosa è necessario per l’opera piuttosto che cosa è necessario per il formato, e quell’editor avrà bisogno di considerare gli elementi aggiuntivi per ogni libro pubblicato, decidendo se saranno effettivamente rivoluzionari o un mero espediente di marketing, caso per caso.

Il nostro editor veramente moderno andrà talvolta sotto il nome di project developer. Esattamente. Già oggi i libri sono progetti. Acquisizione, editing, illustrazioni e copertina, produzione, marketing… tutti questi aspetti sono parte del prodotto finale che chiamiamo libro. Questo progetto deve guidare l’intero processo, come una visione forte. Un’idea incompleta o parziale è la garanzia per il fallimento.

C’è bisogno che qualcuno sia responsabile per tutti gli aspetti che riguardano il libro – qualunque forma assuma – dal principio alla fine. Questo è vero in modo particolare se il libro sta prendendo la direzione di un progetto transmediale. Nessuno – nessuno! – ha una visuale complessiva migliore sul progetto dell’editor che l’ha ideato. È un lavoro differente. È un lavoro di visione.

Nota: il materiale del marketing, tutte quelle interviste con l’autore, ricettine e contenuti recuperati alla bell’e meglio, sono solo questo, materiale del marketing. Non confondetelo con altro, perché i vostri lettori non lo faranno. Read More

22 Oct

Do Readers Dream of Electronic Books? Un aggiornamento

Il 10 ottobre 2011 al Publisher Launch Frankfurt A.T. Kearney-Bookrepublic hanno presentato l’aggiornamento della ricerca “Do Readers Dream of Electronic Books?”, già discussa lo scorso 3 febbraio durante la prima edizione di IfBookThen. Basata su interviste che coprono circa l’80% del mercato globale del libro, la ricerca sarà aggiornata 2/3 volte l’anno. Il prossimo aggiornamento verrà presentato al Digital Book World di New York, nel gennaio 2012.

LA RICERCA

 

PUBLISHERS LAUNCH FRANKFURT

Publishers Launch, nell’edizione per la Buchmesse, ha puntato l’attenzione sullo stato dell’editoria digitale nel mondo, evidenziando come “gli editori non dovrebbero aver paura del prezzo degli e-book o della cannibalizzazione delle vendite, ma gli agenti devono diventare meno ‘conservatori’ su quanto i consumatori pagano per gli e-book”, come osserva Philip Jones (FutureBook).

“Shatzkin ha sollevato domande sulle implicazioni a livello mondiale del fenomeno del self-publishing nella determinazione del prezzo degli ebook, sui vantaggi degli eReader rispetto ai tablet, e sull’impatto che prezzi più competitivi avranno nel portare i lettori nel mercato dell’ebook” riassume il blog ufficiale della Buchmesse, oltre all’attenzione riservata al tema “della vendita di contenuti in lingua inglese in paesi di altra lingua”. Su The Booksellers l’attenzione è sulle posizioni degli agenti letterari presenti all’evento.