Cosa si dice di IfBookThen 2012

Alla chiusura dei lavori di IfBookThen 2012 non potremmo essere più soddisfatti della discussione che ci avete aiutato ad alimentare, in sala e in rete. Ricapitoliamo qui quanto si è detto, e cerchiamo di mettere a vostra disposizione il numero più ampio possibile di risorse sulla conferenza.

Se abbiamo dimenticato di inserire un articolo o un commento segnalatecelo. Questo post si aggiornerà man mano che avremo nuovi contenuti: seguiteci qui e su Twitter se vi interessa conoscere le novità.

IN SINTESI

Su Storify il racconto della conferenza e del Workshop. Tutte le slide, oltre che sui profili degli speaker qui sul nostro sito, anche su Slideshare. Nei prossimi giorni saranno disponibili anche i video degli interventi e le foto ufficiali.

SUL WEB

I commenti (in italiano)

  • Cari editori, ultima chiamata “Ebook non sono minaccia” » Repubblica.it
  • Il futuro dei libri, ora » LASTAMPA.it
  • Editoria digitale: 5 startup di frontiera » Wired.it
  • Ma l’e-book ha già fatto boom » L’Espresso
  • L’invasione degli eBook » GQ
  • Self publishing, venti titoli tra i 100 bestseller di Amazon » Corriere.it
  • «Leggere? Un’esperienza più intima del sesso». Il convegno «If book then» a Milano » EHI BOOK! – Corriere della Sera Blog
  • Hai un romanzo nel cassetto? Pubblicalo da te » Vanity Fair
  • L’editoria tra complessità e oscurità » Apogeonline.com
  • If Book Then, il futuro dell’editoria digitale: a proposito di ebook, self publishing, social reading » Wuz.it
  • If Book Then. Nove keywords per spiegare il futuro dell’editoria » 24letture
  • Milano, a lezione dagli editori (nativi) digitali » Storia Continua
  • IfBookThen 2012 » Bibliotecari non bibliofili!
  • L’Elefante e l’Editoria: le 7 lezioni di If Book Then » Youcanprint
  • Noi non abbiamo la sfera di cristallo » Selfpublishing Lab
  • If Book Then 2012, ovvero cosa può imparare l’editoria da un decennio di musica digitale » Mondidigitali
  • The New Relationship Author-Publisher-Reader » Storify curato da Storia Continua
  • 7 Lessons Learned by a Native Digital Publisher » Storify curato da Storia Continua
  • Ipse dixit… sentito a If Book Then » Pianeta Ebook

I commenti (in inglese)

  • Another lesson from the digital trail: the Italians are shy about speaking in public » Idea Logical Company
  • An e-book in Italy » FutureBook
  • International print sales retreat—but US e-books ‘slowing’ » The Bookseller
  • Spanish firm mulls European book consortium » DW

Le aspettative

  • Il libro perfetto per il lettore perfetto » La Lettura
  • Ebook, fenomeno in espansione a Milano una conferenza internazionale » Repubblica.it
  • Tablet e Kindle a quota 900mila e arriva l’ebook in prestito » Repubblica.it
  • IfBookThen alle porte. Ferrario: è il momento di fare networking » 01net
  • If Book Then porta in Italia il dibattito sugli eBook » Pianetaebook
  • IfBookThen, la seconda edizione dell’evento internazionale dedicato al futuro dell’editoria » Pubblicità Italia
  • Libri a costo zero Il futuro negli ebook » La Provincia di Como

Un ringraziamento speciale a chi su Twitter ci ha aiutato a parlare della conferenza: @apogeonline, @edizpiemme@nascpublish, @futurodeilibri, @ciaosonoferlo, @trustinart, @lukealb, @appuntidicarta, @Ledizioni, @aut_aut, @corsiminimumfax, @pubzine, @mgiacomello, (in italiano), @philipdsjones, @Porter_Anderson, @DonLinn, (in inglese), @sposth (in tedesco), @boezeman (in olandese), @javiercelaya, @SPalazzi, @aormaechea@IPEditorial @JulietaLionetti, (in spagnolo) e a tutti quelli che senz’altro abbiamo dimenticato.

#ibt12 HotTopic: Pirateria. Un’intervista con Timo Boezeman

“Nessuno, però, conosce con esattezza l’impatto reale della pirateria” confessa Timo Boezeman, digital publisher dell’olandese A. W. Bruna Uitgevers B. V., che sul tema parlerà in occasione della conferenza internazionale IfBookThen 3, prevista per il 2 e 3 febbraio a Milano e promossa da Bookrepublic. “E le ragioni sono semplici – continua Boezeman – innanzitutto non è vero che un download illegale di un libro elettronico equivale automaticamente a una vendita mancata. In secondo luogo non è quantificabile il numero di scaricamenti effettuati di un titolo specifico e quindi non è possibile compararlo con quello delle vendite dello stesso titolo”.

Timo Boezeman fa un punto sulla pirateria in un’intervista su Repubblica.it. Il 2 Febbraio analizzeremo il fenomeno tra i temi caldi dell’editoria digitale, a IfBookThen.

Molly Barton

 Sito

Molly Barton ha iniziato la sua carriera nell’editoria tradizionale prima di passare all’editoria digitale e al lancio di nuove iniziative nel settore. Entra a far parte di Penguin Group nel 2004. Oggi è Global Digital Director e conduce le relazioni di business digitale con Amazon, Apple, Google, Kobo e altri. La Barton guida anche gli sforzi di Penguin nel pubblicare libri nativi digitali, applicazioni, enhanced eBook e eSpecials (saggi digitali e racconti). La Barton è Presidente di Book Country: una comunità online dove gli scrittori di narrativa possono perfezionare il proprio lavoro, e una piattaforma di self publishing per libri di carta e ebook. In precedenza ha ricoperto ruoli editoriali e di marketing presso Viking Books e Oxford University Press.

Giuseppe Granieri

Blog | @gg

Direttore editoriale di 40k, colonnista/collaboratore per La Stampa e L’Espresso, professore a contratto all’Università “Carlo Bo” di Urbino, autore di diversi libri sulla cultura digitale per Laterza.

«Sui prezzi, in particolare, c’è ancora molto da scoprire. Ed è un problema sensibile perché non riguarda solo la soddisfazione del lettore, ma anche la sopravvivenza dell’autore (che deve essere remunerato) e il mantenimento della struttura operativa che porta testi di qualità al pubblico (editing, proofreading, confezionamento, eccetera). Ma soprattutto deve poter garantire la sostenibilità di investimenti dell’editore che sono strategici per il lettore.»

Leggi

About 40K:

  • Brain Pickings: 7 Platforms Changing the Future of Publishing » Leggi
  • Actualitté: 40K Books: la maison d’éditon qui pense numérique » Leggi
  • Brain Pickings: 40K Books: 99-Cent Essays by Million-Dollar Authors » Leggi
  • Publishing Perspectives: Italy’s 40K Books: No Paper, No Attention Span, No Problem » Leggi

#ibt12: Workshop sui diritti digitali

Luisa Finocchi, Direttrice della Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, parla di orizzonti e obiettivi del Workshop sui diritti digitali, in programma per il 3 Febbraio.

Come nasce l’idea di un Workshop internazionale sui diritti digitali? Quali sono gli obiettivi?

La proposta di Marco Ferrario e Laura Grandi è stata accolta con entusiasmo in Fondazione Mondadori. Non poteva essere altrimenti, dal momento che la Fondazione è un centro di cultura editoriale e il ruolo di mediazione in questo campo è tra i nostri principali interessi, specie in questa fase di grande trasformazione che coinvolge tutti i soggetti della filiera, ridisegnandone in qualche modo le funzioni e le mansioni. Questo vale per autore, editore e pubblico, certo, ma anche per gli agenti, figure professionali di cui abbiamo avuto modo di seguire da vicino nascita, sviluppo e crescita in Italia a partire dalla ormai mitica personalità di Erich Linder1. E ogni tanto mi chiedo come si sarebbe comportato di fronte ai contenuti digitali…

L’esigenza di mettere a fuoco cosa cambia nell’era digitale in termini di diritti nasce in Fondazione anche dalla esperienza decennale del Master in editoria libraria, promosso con Università degli Studi di Milano e Associazione Italiana Editori. Un’esperienza, questa, che ci consente di avere sott’occhio i bisogni formativi delle case editrici, sensibili, negli ultimi anni, a quanto concerne la produzione, la gestione, il trattamento e la commercializzazione dei contenuti digitali. Ma per immaginare scenari futuri credibili occorre scegliere occasioni di confronto programmate con grande serietà, capaci di coinvolgere figure autorevoli su temi concreti.

Quali sono gli aspetti più importanti sui quali gli editori devono soffermarsi? Quali le maggiori difficoltà?

Parlando di gestione dei contenuti digitali, i temi aperti sono moltissimi. A partire dal cuore stesso dell’argomento – come intendere i diritti per gli e-book, quale rapporto deve esistere, se deve esistere, tra prezzo per edizione cartacea e digitale – a questioni apparentemente più semplici e pratiche – durata dei contratti, come fare le rendicontazioni – fino ai nuovi ambiti aperti dalla frontiera digitale: gestione delle pagine in chiaro,  applicazioni, pubblicità su web e gestione dei diritti nelle vendite per abbonamento.
Ogni aspetto deve essere trattato in modo coerente e consapevole.

Qual è l’impatto del self publishing sulle nuove forme contrattuali? In che modo può far evolvere il rapporto fra autore, agente ed editore?

Forse sarà proprio nell’ambito del self publishing che si potranno meglio ridefinire i ruoli dei soggetti coinvolti: non solo autore, agente ed editore ma, vorrei aggiungere, anche lettore.
E forse proprio in questo campo si potranno riportare al centro della discussione non solo gli aspetti quantitativi e strettamente economici, ma anche quelli che ci stanno particolarmente a cuore legati alla qualità del prodotto e alla tutela dei diritti, non solo dell’autore ma anche del lettore

Quali sono le nuove prospettive per gestire il diritto d’autore nell’editoria digitale?

Come dicevamo le questioni aperte sono numerosissime e si moltiplicheranno ancora grazie alle possibilità che i nuovi supporti e la rete sapranno offrire: mi auguro che il Workshop possa aiutarci a costruire una prospettiva di lavoro concreta, positiva e dinamica.

1 Primo potentissimo e geniale agente in Italia di cui la Fondazione conserva lo straordinario archivio.

Il prezzo (giusto) degli ebook

Giuseppe Granieri, Direttore Editoriale di 40k, racconta il suo intervento a IfBookThen 2012. Crosspost da 40k.it

Per la prossima edizione di IfBookThen abbiamo preso una decisione che ci è costata un po’, poiché avevamo la tradizione di non parlare di noi (e in effetti non lo faremo in modo diretto). Però c’è una prospettiva in cui l’esperienza di 40k è di interesse generale e abbiamo forse qualcosa da condividere.

In un futuro prossimo (o relativamente prossimo), quando i numeri di vendita della carta non giustificheranno più l’investimento degli editori, il solo-digitale diventerà lo standard e porrà una serie di problemi operativi che sono in parte molto diversi da quelli che si affrontano facendo edizioni miste carta-digitale.
E in questo anno e mezzo, noi -lavorando solo sul digitale- abbiamo testato sul campo alcuni di questi problemi (che vanno dalla comunicazione dei libri alla strategia dei prezzi). Cercheremo di mettere in ordine le idee per renderle uno spunto utile.

Sui prezzi, in particolare, c’è ancora molto da scoprire. Ed è un problema sensibile perché non riguarda solo la soddisfazione del lettore, ma anche la sopravvivenza dell’autore (che deve essere remunerato) e il mantenimento della struttura operativa che porta testi di qualità al pubblico (editing, proofreading, confezionamento, eccetera). Ma soprattutto deve poter garantire la sostenibilità di investimenti dell’editore che sono strategici per il lettore. Un esempio su tutti: le traduzioni.

Il nostro approccio da un lato è particolare (lavoriamo su testi brevi) dall’altro è molto aperto. Non usiamo DRM e cerchiamo di mantenere un prezzo coerente. Ma qui inizia il difficile: trovare il prezzo che accontenti tutti -facendo a meno dei ricavi della carta- non è un’operazione semplicissima. L’editore del futuro deve salvaguardare gli interessi dei lettori, ma anche quelli di chi lavora per portare il libro al pubblico (staff editoriale, autore, traduttore).

Il prezzo secondo i lettori. Alcuni nostri esperimenti dimostrano che la catena del valore del libro si sta contraendo. Promozioni come questa (che finisce oggi) raccontano con i numeri che 99 centesimi sono un prezzo attraente per il lettore (in 4 giorni avete fatto diverse centinaia di download). E a guardare il mercato -e gli standard che sta trovando- un romanzo dovrebbe uscire con un prezzo tra 6.99 e 9.99.

Il prezzo che salvaguarda l’autore e l’editore. Prezzi così bassi -considerando l’anomalia europea dell’IVA sugli ebook, al 21% in Italia- sono sostenibili se una parte dei ricavi deriva anche dalle vendite su carta. Se pubblichi solo in digitale il margine per gli autori e per mantenere l’organizzazione degli editori diventa sostenibile solo postulando un numero molto maggiore di copie vendute. E il mercato non è destinato a crescere in proporzioni tali da giustificare l’ipotesi secondo cui tutti i titoli venderanno il doppio o il triplo delle copie.

Sarà un mercato sempre più competitivo, con prezzi sempre più aggressivi e affollato -presto anche in Italia- dai self-publisher. Il rischio di questi prezzi (per i lettori) è che ad esempio si riducano drasticamente gli investimenti nelle traduzioni. Tradurre un romanzo costa anche migliaia di euro e il numero di copie da vendere per giustificare l’investimento -a questi prezzi- diventa spesso un argomento su cui ragionare a fondo e con prudenza. Il primo rischio è che molta letteratura non mainstream perda uno sbocco sui mercati diversi da quello della lingua originale.

Stesso ragionamento per i nuovi titoli: pagare gli anticipi agli autori sarà sempre più complicato se i ricavi complessivi non avranno più il beneficio dei prezzi della carta.

Se ci pensiamo bene, non è una cosa nuova. Lo abbiamo visto accadere con il giornalismo: i ricavi dell’online (che dipendono solo dalla pubblicità e non più da abbonamenti e acquisto copie) hanno portato effetti durissimi sulla remunerazione dei giornalisti. Che spesso sono pagati 5 euro ad articolo o meno (o niente). Il rischio per l’editoria è che il valore del lavoro che c’è dietro risenta della pressione verso il basso sui prezzi.

Stesso discorso per gli autori. Noi, non è un segreto, paghiamo royalty da standard digitali (25%), ma anche qui c’è da considerare che i prezzi ridotti riducono il ricavo dell’autore. Certo, gli autori potranno scegliere il self-publishing e prendere il 70% dalle vendite dirette. Ma può reggersi un sistema basato solo sul self-publishing?
Secondo me abbiamo ancora bisogno degli editori (per dirne una: i self-publisher non si traducono da soli)

La trappola dei prezzi minori di 2.99. Al momento, per lo stato del mercato, noi rilasceremmo volentieri alcuni dei nostri titoli con un prezzo inferiore a 2.99, cercando il prezzo naturale dei 40k classic -che potrebbe essere 1.99 o 1.49. Ma per far trovare i nostri libri su tutte le piattaforme, dobbiamo fare lo stesso prezzo dappertutto. E questo significherebbe ridurre le royalty prese da Amazon del 50%, poiché in quella fascia di prezzo viene pagato all’editore il 35% e non il 70%.
E, ancora una volta, dobbiamo pensare al guadagno dell’autore, ai costi delle traduzioni e alla sostenibilità del sistema.

Lo scenario generale. In un modello del genere, solo digitale e con queste pressioni sui prezzi, gli editori per rimanere competitivi saranno portati a contrarre sensibilmente i costi. Già storicamente l’editoria è uno dei business più strani al mondo (un settore in cui con due titoli su dieci -se va bene- paghi gli altri otto in perdita). E questo potrebbe significare anche un rischio per i lettori: libri meno curati, traduzioni sottopagate, eccetera eccetera.

La percezione del valore. Questa, lo ammetto, è una mia fissa. Però, osservando anche quanto accade negli Stati Uniti (stare su quel mercato per noi è una palestra insostituibile) c’è una relazione diretta tra prezzo e percezione del valore. E questa è un’altra cosa di cui cerchiamo di tenere conto. Se paghi un libro meno di un cappuccino come percepisci i mesi di lavoro dell’autore?

Ritornando al lettore. Io non credo che in futuro vedremo un’inversione di tendenza. I prezzi scenderanno e le strategie saranno sempre più aggressive. Questo può non essere necessariamente un bene per il lettore, lo dicevamo prima. Sarà una situazione con lati positivi e qualche rischio di effetti negativi. Gli editori, per garantire quello che oggi abbiamo, una volta archiviati i ricavi della carta, dovranno inventarsi nuovi modi per far quadrare il cerchio.
Richard Nash tempo fa diceva che non si riesce più a far ricavi vendendo solo contenuti. Bisognerà innovare, studiare approcci differenti, guardare avanti. Una bella sfida, che va combattuta salvaguardando gli interessi di tutti: da chi lavora e deve essere pagato il giusto a chi deve poter trovare il libro che ama ad un prezzo congruo e confezionato con la giusta qualità.

Non sarà facile venirne a capo, ma se amiamo la lettura bisogna provarci tutti insieme.

Philip Jones

Blog | @rightsreport

Philip Jones è editor in chief di The Bookseller. Avendo iniziato a lavorare per la rivista come financial reporter nel 1996, lascia nel 1996 per poi tornare come web editor nel 2001. Jones ha anche fondato e gestisce il blog digitale FutureBook.net.

Per saperne di più:

FutureBook » Wise up

«…mentre molti dei cambiamenti sono inevitabili, il modo in cui rispondere ad essi non è dato. Una parte dell’industria ha ora bisogno di fare le scelte giuste riguardo a come assume, chi assume, quanto paga coloro che vengono selezionati e il modo in cui li forma nel momento in cui arrivano nell’editoria.»

 

Hot Topics: Pirateria

L’editoria discute di pirateria: il digitale assume sempre maggiore importanza e gli editori devono affrontare problemi che altre industrie conoscono più che bene, e da anni. Ma la pirateria è un problema o può essere considerata una possibilità?

Non è di certo un’idea dell’ultima ora. E-book piracy may have unexpected benefits for publishers, dice Dan Misener nell’aprile 2011. In un interessante dialogo con Brian O’Leary, consulente editoriale, Misener conclude: «Se gli editori volessero evitare alcuni dei problemi che la pirateria ha portato all’industria musicale, cinematografica e televisiva, cosa dovrebbero fare? Mi sembra che abbiano bisogno di capire meglio l’impatto della pirateria e le motivazioni che vi si nascondono. Devono cogliere meglio gli appetiti insoddisfatti dei loro clienti.» C’è anche un’importante distinzione da fare, dice O’Leary: quella tra «casi di pirateria (il numero di ebook pirata disponibili per il download) e l’impatto della pirateria (il reale effetto sull’industria editoriale).» I due aspetti sono collegati ma differenti.

Era giugno quando su The Next Web si chiedevano: Does e-book piracy really matter? Partendo dalle applicazioni più vendute e arrivando ai best seller tra i libri osservavano: «Gli ebook non sono certamente nuovi, e la nostra convinzione è che se avesse dovuto verificarsi un aumento esplosivo nel numero di best-seller piratati sarebbe già successo, a quest’ora.» Fanno poi – anche loro – una distinzione: «Gli ebook pirata probabilmente continueranno a circolare in due modi. Saranno libri legati ai blockbuster, come Twilight, oppure saranno i cosiddetti “spam books”, fatti di contenuti gratuiti, come articoli su Wikipedia, e riutilizzati a piacere. La consapevolezza dei consumatori è lo strumento più importante che si può usare nella lotta contro gli “spam books”. Una semplice ricerca su Google può portare i lettori, spesso, allo stesso contenuto, gratis.»

Vediamo cosa succede oggi.

Harry Friedman, sull’Huffington Post, ci racconta perché non è preoccupato dalla pirateria. Anche se «è difficile riuscire a vivere da autore indipendente anche senza qualche moderno Capitan Uncino armato di teschio e ossa in croce pronto a rubare il tuo lavoro», non si preoccupa per gli autori digitali, per due motivi: crede che i lettori ricompensino volentieri il buon lavoro di un autore, se lo reputano tale, e, dall’altro lato, che la pirateria sia un’opportunità di visibilità. L’oscurità è un problema decisamente maggiore rispetto alla pirateria, pare.

Esistono anche casi come quello riportato da Mercy Pilkingyon, in cui la pirateria spinge un autore a non pubblicare più: «L’autrice spagnola Lucía Etxebarria, le cui opere hanno vinto il prestigioso Planeta and Primavera, ha dichiarato di aver chiuso con l’editoria, almeno per ora. Accusa la pirateria, in maniera aperta.» Ma altri autori la vedono diversamente: «”Penso che se le persone leggono una versione gratuita di uno dei miei libri e gli piace, forse posso incoraggiarli a comprarne una copia fisica, o scoprire altri miei titoli che non sono disponibili gratuitamente,” dice Storm Constantine, autore di fantascienza. E ci sono anche editori che la pensano diversamente.

È difficile tracciare numeri precisi per il fenomeno della pirateria. «Se è semplice individuare i casi di pirateria per un dato editore o per una serie di titoli, ottenere numeri accurati per l’intera industria è molto più complesso», ricorda O’Leary, che ha condotto ricerche simili per O’Reilly Media.

IFBOOKTHEN HOT TOPICS: PIRATERIA

A IfBookThen parleremo di pirateria con Timo Boezeman, editore digitale ed editor per la non-fiction di A.W. Bruna Publishers. In una serie di articoli per FutureBook, Boezeman prende posizione senza equivoci, a partire dai titoli. Fighting piracy is the dumbest thing you can do, ricordava agli editori lo scorso aprile: vi costerà non solo tempo e denaro, ma anche l’immagine. Secondo Boezeman esistono fondamentalmente tre ragioni per piratare un ebook, non per forza connesse con l’idea di ottenere qualcosa gratis: convenienza, velocità e disponibilità.

Ancora: «Un’altra idea sbagliata è che ogni download sia una vendita mancata. La maggior parte delle persone che scaricano un ebook pirata non avrebbe mai e poi mai comprato il vostro libro. Quindi dimenticateli, non spendeteci nemmeno un secondo di attenzione, ma concentratevi al 100% sui (potenziali) lettori che vogliono acquistare il vostro prodotto. Questa è l’unica buona strategia.»

In ottobre individua tre condizioni che possono spingere le persone a piratare un ebook o ad acquistarne uno. «Selezione dei titoli (la più completa possibile), prezzo (un buon prezzo, relativamente alle altre edizioni in cui è disponibile il libro) e convenienza (non tiranneggiate il consumatore e rendete l’acquisto il più semplice possibile). Se soddisfate queste tre condizioni l’alternativa legale dell’acquisto funzionerà. Altrimenti, o se lo farete solo in parte, avrete a mala pena qualche possibilità.» L’articolo completo è Piracy and the three preconditions.

SU TIMO BOEZEMAN

IfBookThen: profilo
@boezeman su Twitter
O’Reilly Radar » L’intervista di Jenn Webb: Mindset over matter
FutureBook » Articoli di Timo Boezeman

IN BREVE

ReadWriteWeb » Survey Finds E-Book Piracy Occurs Among a Surprising Demographic (May 2011)
I risultati del Digital Entertainment Survey: una donna su otto (età media 35 anni) in possesso di un ereader ammette di aver scaricato almeno una versione illegale di un ebook.

Teleread » Is Amazon worried about ebook piracy? (October 2011)
«Se Tobold desidera trovare persone preoccupate riguardo alla pirateria, probabilmente dovrebbe parlare con gli editori. Storicamente sono stati loro a spingere per DRM più forti, più protezioni, e un unico formato di vendita.»

40k » The 99-Cent Debate (December 2011)
«Mi preoccupa il fatto che ci muoviamo nel controllo del prezzo per i motivi sbagliati. L’industria musicale l’ha fatto combattendo Napster e resistendo ad iTunes, e ha perso la battaglia. Se fossimo più ragionevoli nello stabilire il prezzo giusto, non dettato dall’avidità, ma giusto, saremmo in grado di affrontare meglio la maratona.»

Wired.co.uk » Laurence Kaye vs Laurence Kaye: the pirate and the lawyer in conversation (January 2012)
Olivia Solon pone al leader di the Pirate Party e a un avvocato specializzato sul digitale e la proprietà intellettuale una serie di domande riguardo copyright, politiche di governo, strumenti e modelli di business per editori digitali.

Hot Topic: Reading Experience

Peter Meyers, autore e creatore di libri digitali, sarà a IfBookThen per parlare di come la tecnologia possa essere impiegata per creare un’esperienza di lettura confortevole, e di come i nuovi strumenti che abbiamo a disposizione possano influenzare la creatività. Potete scoprire di più sulle sue ricerche leggendo l’anteprima del suo prossimo libro, Breaking the Page (in inglese).

Ho studiato centinaia esperimenti editoriali recenti, confrontandoli con quello che ho imparato in oltre vent’anni di carriera come autore, editor ed editore. Il mio obiettivo è quello di tracciare delle linee guida e dei punti chiave, di delineare dei modelli che possano fare da esempio. Voglio aiutare gli autori a capire come utilizzare al meglio lo spazio digitale per le loro idee, e come farlo in modo che la lettura sia una bella esperienza per i lettori. Dal momento che i libri-applicazione si moltiplicano e che EPUB3 sta emergendo come una valida alternativa, mi è sembrato il momento giusto per osservare le differenze tra quanto possiamo fare e quanto invece dovremmo fare nel panorama dei libri digitali. Questo è il mio obiettivo in “Breacking the Page”.

FOCUS

Quando uno schermo non è abbastanza
Usare più di uno schermo è una possibilità per la lettura in digitale? «In che modo storie e presentazioni cambiano quando usiamo più di uno schermo?»

» Leggi

Cosa potremmo fare con touchscreen davvero grandi
In che modo la nostra creatività può cambiare con uno spazio creativo di grandi dimensioni?

» Leggi

Links a parte
Troppi link nel testo sono una distrazione che rende complesso concentrarsi sul testo principale? Che alternative abbiamo per gestirli?

» Leggi

SU PETER MEYERS

IfBookThen: leggi il profilo
A New Kind Of Book
@petermeyers su Twitter
O’Reilly Radar

Video

The Infinite Canvas – Books in Browsers 2011
Joe Wikert’s Interview – Books in Browsers 2011
Mac Slocum’s Interview – TOC 2012

Jonathan Nowell

Sito

Jonathan Nowell è presidente di Nielsen Book, parte della Nielsen Company.
Nielsen Book opera negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in diversi altri paesi, e include l’Agenzia ISBN per l’Inghilterra e l’Irlanda, le Agenzie SAN e ISTC e i gruppi BookData, BookNet, e BookScan, collaborando con librai, editori e biblioteche in tutto il mondo. Le attuali responsabilià di Nowell includono lo sviuluppo strategico dell’area Book Information della Nielsen Company.